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A proposito di Davis

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 Siamo negli anni Sessanta, dentro il Greenwich Village, nel borough di Manhattan, tempio delle avanguardie culturali dal Novecento in poi. Qui dove passarono tutti, gli “hippies”, le grandi icone della letteratura “beat" e della musica contemporanea.

 

Llewyn Davis, il protagonista, è un artista che non ce l’ha fatta (nella realtà è Dave Van Ronk, cantante di cui è appena uscita un’autobiografia e che ispirò Bob Dylan) perché si accanisce a vivere con un “mood” da loser: distante dalle logiche di mercato si ostina a cantare un folk autentico ma poco vendibile e si barcamena errante con le tasche vuote, peregrinando e cercando divani di amici su cui dormire.

Le sbaglia tutte 
Llewyn, perdendo addirittura la patente mercantile (come Van Ronk). Un  giorno poi, prova a cambiare le sorti della sua vita, provando un’audizione a Chicago (questo pure fece Dave Van Ronk) e, in un’auto che lo accompagna, incontra la leggenda Bud Grossman, interpretato da Murray Abraham, che aggredisce con fare burbero la sua aria di giovane spento.

La narrazione del film è circolare e il 
nostro eroe canta malinconico di fronte ad un palco da poco, sia all’inizio che alla fine. Le musiche intorno sono meravigliose, ci mancherebbe,  come potremmo del resto criticare Dylan, Marcus, Mumford, Stark Sands e Punch Brothers. Ci soddisfa anche la fotografia “seppia” di Bruno Delbonnel che ci regala un tocco di vintage, come ottimo è John Goodman nei panni di Roland Turner, Garrett Hedlund nella parte di Johnny Five e la brava Carey Mulligan nelle vesti di Jean Barkey.

 

Quello che non ci convince è l’assenza di un sussulto insieme alla faccia spenta del protagonista, il suo pallore che spegne la luce su questo film dei fratelli Coen e davvero non riusciamo mai ad accennare un sorriso specie quando Llewyn, dopo aver trovato un gatto a Manhattan, lo abbandona lungo la strada per Chicago, e poi incontrandolo di nuovo, misteriosamente, lo investe e non lo soccorre trasportandoci, anche solo per questo suo gesto anaffettivo, dentro una dimensione irrimediabilmente cupa, tant’è che smettiamo di tifare per lui.

Marco Piervenanzi
 
  A proposito di Davis. Regia di Joel e Ethan Coen.Usa 2013. 105 min 
 Lucky Red. Con Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin Timberlake, Ethan 
Phillips, Robin Bartlett