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Fake news e scienza: quando il falso circola meglio del vero

Nel mondo della ricerca scientifica e dell'informazione contemporanea la disinformazione non appare più come un semplice errore o una deviazione occasionale. Sempre più spesso sembra invece rappresentare una conseguenza diretta dei meccanismi con cui oggi vengono prodotti e diffusi i contenuti.

È questa la riflessione al centro del nuovo post pubblicato da SemiotiGram, progetto divulgativo che analizza i fenomeni mediatici attraverso gli strumenti della semiotica.

Secondo alcune analisi recenti, fino al 34% degli articoli scientifici presenta elementi sospetti, mentre nel 2023 oltre 10.000 studi sono stati ritirati dalle riviste accademiche. Numeri che mostrano come il problema non sia marginale, ma inserito in una dinamica strutturale del sistema scientifico.

Alla base vi sarebbe la crescente pressione del modello "publish or perish": la necessità per ricercatori e istituzioni di pubblicare continuamente nuovi studi per mantenere visibilità, finanziamenti e progressione di carriera.

Una logica che trova un parallelo quasi speculare nel sistema dei media, dominato dal principio del "click or perish", dove la velocità e la quantità dei contenuti spesso prevalgono sulla verifica e sull'accuratezza.

Dalla verità alla visibilità

Il contributo di SemiotiGram si concentra su un cambio di paradigma fondamentale: il problema non è più soltanto distinguere tra vero e falso, ma comprendere perché il falso riesce a circolare più facilmente del vero.

Attraverso il cosiddetto quadrato semiotico, il progetto individua quattro dinamiche fondamentali che caratterizzano la circolazione delle informazioni:

ciò che è vero ma poco visibile;
ciò che è visibile ma non vero;
ciò che viene rimosso o silenziato;
ciò che è costruito o manipolato.

Al centro di questo sistema non si trova la verità, ma l'attenzione. In un ecosistema informativo dominato dalla competizione per la visibilità, il valore di una notizia tende a essere misurato più dalla sua capacità di attrarre pubblico che dalla sua attendibilità.

«Quando l'informazione diventa competizione per l'attenzione, la notizia non è più ciò che è vero, ma ciò che funziona», spiegano i curatori del progetto.

Un fenomeno strutturale

Secondo l'analisi proposta da SemiotiGram, la diffusione delle fake news non può essere interpretata solo come una degenerazione del sistema informativo.

L'attuale ecosistema mediatico, infatti, tende a premiare alcune dinamiche precise:

l'urgenza rispetto all'accuratezza;
l'emozione rispetto alla verifica;
la visibilità rispetto alla verità.

In questo contesto il falso non prevale necessariamente perché più convincente, ma perché più adatto a circolare all'interno delle piattaforme digitali.

«Il falso non domina perché convince, ma perché circola», sottolineano gli autori del post.

La stessa logica tra scienza e media

Uno degli aspetti più interessanti messi in evidenza riguarda il parallelismo tra il mondo accademico e quello dell'informazione.

Entrambi sono attraversati da una pressione crescente alla produzione e alla performance, che finisce per influenzare direttamente la qualità dei contenuti.

L'accelerazione dei flussi informativi e l'enorme quantità di dati disponibili rendono sempre più complesso distinguere tra informazioni verificate, errori metodologici e contenuti manipolati.

Il rischio è quello di un sistema in cui la verità diventa sempre più marginale rispetto alla visibilità.

Comprendere la disinformazione

SemiotiGram, diretto dalla semiologa Bianca Terracciano, propone una lettura critica dei linguaggi e delle narrazioni contemporanee applicando la semiotica a fenomeni culturali e mediatici: dall'arte alla moda, dai meme alla cultura digitale.

Il laboratorio nasce nell'ambito del corso di Semiotica dei media del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma, all'interno del corso di laurea magistrale in Media, comunicazione digitale e giornalismo.

L'obiettivo non è solo denunciare la disinformazione, ma comprenderne le logiche profonde per interpretare meglio le trasformazioni dell'informazione nell'era digitale.