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Congo, nuove opportunità per le imprese italiane e i giovani: "Servono investimenti e competenze""
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- Pubblicato Martedì, 16 Giugno 2026 17:50
- Scritto da Redazione
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"Il Congo è ricco di risorse, ma il suo popolo continua a soffrire", intervista al Grande Patriarca di Londra, il reverendo Julien Ciakudia. Il reverendo racconta a Free News la situazione della Repubblica Democratica del Congo, le sue ambizioni presidenziali per il 2028, il ruolo dell'Italia e le opportunità di collaborazione per lo sviluppo del Paese.
Roma, giugno 2026 – In visita nella Capitale per una serie di incontri istituzionali e religiosi, il reverendo e attivista politico congolese, il Prof. Julien Ciakudia, il Grande Patriarca di Londra dove risiede per motivi di sicurezza, racconta la sua visione sul futuro della Repubblica Democratica del Congo, le sue battaglie per i diritti umani e la sua ambizione di candidarsi alla Presidenza della Repubblica nel 2028. Free-news.it lo ha incontrato presso il b&Baldo Vatican dove ha soggiornato per alcuni giorni.
Reverendo, ci spiega il significato della cravatta gialla che indossa oggi?
«Questa cravatta richiama i colori della bandiera nazionale della Repubblica Democratica del Congo. Per noi hanno un significato molto profondo. Il giallo rappresenta le immense risorse naturali del nostro Paese. Il Congo è uno dei territori più ricchi al mondo di minerali strategici e i nostri padri fondatori immaginavano che queste ricchezze potessero garantire benessere e prosperità al popolo congolese. Il blu rappresenta la pace, mentre il rosso simboleggia il sangue versato dai martiri che hanno combattuto per l'indipendenza del nostro Paese.»
Qual è oggi la situazione del Congo?
«Purtroppo quei valori non si sono realizzati. Non abbiamo la pace e le nostre immense risorse non portano benefici alla popolazione. Dopo oltre 65 anni di indipendenza, il popolo congolese continua a soffrire. Si parla continuamente di minerali e ricchezze naturali, ma la gente vive nella povertà. Mancano infrastrutture adeguate, strade, servizi sanitari efficienti, scuole, elettricità e acqua potabile. È un paradosso: il Paese più ricco di risorse naturali del mondo ha una popolazione che fatica a sopravvivere.
Questa è una delle ragioni della mia battaglia politica: dare dignità, sicurezza e sviluppo al Congo, che da decenni vive in uno stato di conflitto permanente.»
Lei sostiene che dietro molti conflitti vi siano interessi esterni?
«Sì. Da oltre trent'anni il Congo subisce interferenze da parte di Paesi vicini come Ruanda e Uganda.
Attraverso gruppi armati e presunte ribellioni, si è sviluppato un sistema che consente il saccheggio delle nostre risorse minerarie. Ritengo che questa sia una strategia di occupazione economica che ha danneggiato profondamente il nostro Paese.»
Lei vive a Londra per motivi di sicurezza. Perché?
«Sono impegnato da molti anni nella difesa dei diritti umani, della democrazia e del buon governo nella regione dei Grandi Laghi africani.
In passato ho collaborato con l'ex presidente congolese Joseph Kabila. Ho lavorato come suo consulente e ho avuto accesso diretto alle dinamiche del potere. Tuttavia, col tempo ho maturato profonde divergenze politiche e ho deciso di oppormi al suo sistema.
Nel 2003 ho fondato un movimento di resistenza politica. Farlo in Congo sarebbe stato estremamente pericoloso, per questo ho scelto di stabilirmi a Londra, dove continuo la mia attività politica e diplomatica.»
Qual è il motivo della sua visita a Roma?
«Sono in Italia per una missione di dialogo e sensibilizzazione. Da molti anni mantengo rapporti con il Vaticano e con importanti figure della Chiesa cattolica. Ho avuto legami con collaboratori di Papa Giovanni Paolo II e continuo a seguire con interesse il ruolo che la Santa Sede può svolgere nella promozione della pace e della giustizia.
Durante questa visita ho partecipato a celebrazioni religiose e ho avuto l'opportunità di discutere del futuro del Congo con interlocutori vicini al Vaticano.»
Lei ha dichiarato di voler diventare Presidente della Repubblica Democratica del Congo nel 2028.
«Sì. L'attuale presidente concluderà il proprio mandato nel 2028 e io sto lavorando per offrire una nuova prospettiva al Paese.
Ho recentemente incontrato rappresentanti dell'amministrazione statunitense a Washington per discutere delle questioni legate ai minerali strategici del Congo. Tuttavia il Congo non è soltanto minerali: il vero patrimonio del Paese è il suo popolo. Le risorse naturali devono servire a migliorare la qualità della vita delle persone. Lo sviluppo deve mettere l'essere umano al centro.»
Quale ruolo potrebbe avere l'Italia in questo progetto?
«L'Italia può svolgere un ruolo molto importante. Mi rivolgo agli imprenditori italiani, ai professionisti, agli investitori e a tutte le persone di buona volontà. Il Congo ha bisogno di infrastrutture, ospedali, scuole, strade e competenze.
Abbiamo bisogno di partnership internazionali per costruire un futuro migliore. Il Congo rappresenta una grande opportunità di sviluppo e crescita reciproca.»
Le piacerebbe incontrare il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni?
«Certamente. Sarei onorato di incontrare il Presidente del Consiglio e i rappresentanti delle istituzioni italiane.
Vorrei spiegare loro la situazione del popolo congolese e costruire relazioni che possano favorire una cooperazione concreta tra i nostri Paesi.»
Il Congo è davvero così importante per l'economia mondiale?
«Assolutamente sì. Molti dei minerali utilizzati nei telefoni cellulari, nei computer, nei veicoli elettrici e nelle moderne tecnologie provengono dal Congo.
Cobalto, rame e numerose altre risorse strategiche sono fondamentali per la transizione tecnologica ed energetica mondiale. Tuttavia il nostro obiettivo non deve essere soltanto esportare materie prime, ma trasformare queste ricchezze in opportunità per il popolo congolese.»
Quali sono le sue priorità per il futuro del Paese?
«L'istruzione e la formazione professionale. Dobbiamo ricostruire il sistema educativo e creare scuole tecniche capaci di formare giovani imprenditori, artigiani, tecnici e professionisti.
I giovani non devono aspettare che qualcuno dia loro un lavoro: devono avere gli strumenti per creare imprese e contribuire allo sviluppo del Paese.»
Per concludere, cosa le piace dell'Italia?
«Mi piacciono molte cose dell'Italia: la cucina, la pasta, la pizza autentica che qui ha un sapore unico.
Apprezzo anche il senso del rispetto, la cordialità delle persone, l'attenzione al servizio e l'eleganza. Gli italiani hanno una grande cultura del bello e della qualità della vita.
Anche i congolesi tengono molto all'eleganza e alla cura della persona. Per questo sento una certa affinità culturale tra i nostri popoli.»
"Abbiamo bisogno di persone di buona volontà per costruire il Congo del futuro. Insieme possiamo trasformare le immense risorse del nostro Paese in opportunità per tutti."
Angela Francesca D'Atri
Per chi desidera approfondire le opportunità di collaborazione e contribuire concretamente allo sviluppo del Congo, è possibile contattare la redazione di Free News all'indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

